IL METODO VALIDATION
COMUNICARE CON L'ANZIANO DISORIENTATO


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Cinzia Siviero
Insegnante Validation certificata dal


V.T.I.
VALIDATION TRAINING INSTITUTE

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VALIDATION
IL METODO FEIL

ascolto

 

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COS'E' IL METODO VALIDATION?

Uno strumento in più!
Legittimazione e rapporto empatico


Due colonne portanti del Metodo Validation dunque sono legittimazione ed empatia.
Legittimare, dice Naomi Feil, significa prendere per vere, sentire come legittime, le emozioni dell’anziano disorientato.
Spesso il suo parlato è ricco di stranezze, ma sotto c’è sempre qualcosa, un contenuto, una emozione, veri, autentici. L’anziano disorientato spesso rivive cose del passato come se fossero qui e ora, a volte è in preda a deliri, a volte c’è qualcuno nella stanza e si sente perseguitato; ma se si riesce ad andare oltre, c’è qualcosa che vuole uscire. Questo sentimento si abbasserà di intensità se verrà ascoltato e legittimato.
Vivere su quel pianeta immaginario non è facile, sono molte le ansie e le paure che si insinuano in una mente compromessa. Il contatto con la realtà esterna non è più possibile. L’anziano vede con gli occhi della mente, sente i suoni del passato (N.Feil).
Quando cammino vicino alla sig.ra E. e senza riflettere sposto una sedia in disordine, lei si arrabbia e urla: “Hai finito di spostare le mie sedie?“. Allora mi accorgo che dimentico spesso che quella stanza del reparto in cui io lavoro è casa sua! Noi siamo a volte i suoi vicini, altre gli zii, e così via.
Legittimare significa tollerare le sedie in disordine a favore dell’ordine mentale della sig.ra E.
La legittimazione è dunque una visione e comprensione delle cose dal punto di vista dell’altro. Per fare ciò è necessario costruire un rapporto di tipo empatico. La strada da percorrere non è proprio semplice.
L’empatia è il frutto di una crescita interiore, di una scelta di vita. Va molto al di là dello sforzo che possiamo fare mentre lavoriamo. Non si impara la tecnica dell’empatia, la si matura lentamente. E’ un sentire ciò che l’altro sente, un vedere ciò che l’altro vede.
Dedicarci all’ascolto senza riempire lo spazio con ciò di cui siamo convinti, sospendere almeno per un po’ il nostro giudizio interno, sono cose fattibili solo dal momento in cui la nostra disponibilità verso l’altro è autentica. Autentico sarà allora il nostro sorriso, la nostra tristezza, la nostra partecipazione.
Con la vista ridotta il disorientato vedrà chi lo tratta con superbia.
Con l’udito compromesso il disorientato sentirà un tono direttivo.
E’ la grande saggezza dell’anziano la vera protagonista di questo metodo.
Fidarsi di questi strani vecchi, lavorare con loro, non su di loro, cambia completamente la prospettiva.
La centralità dell’anziano disorientato viene in questo modo rispettata pienamente.
Se il nostro ascolto dunque sarà empatico e convalidante, l’anziano disorientato  si sentirà preso in considerazione, preso sul serio, non deriso o solo. Direttamente collegata a ciò sarà poi la risalita dell’autostima, tanto minacciata quando non si vede all’orizzonte alcuno scopo del vivere.