GLI OPERATORI
Possono “stare” meglio e “lavorare” meglio. Conoscere, capire la malattia, avere uno strumento in più per essere convalidanti senza con-fondersi (fondersi con) col paziente.
Chi lavora con anziani disorientati, e sono molti sia nelle strutture per anziani sia nei centri Alzheimer sia a domicilio, sa quanto può essere difficile a volte. Non basta la pazienza e le piccole grandi strategie che ciascuno trova strada facendo. E’ necessario avere qualche strumento a disposizione e una buona supervisione. Ricevere informazioni, essere preparati ai cambiamenti e sapere come muoversi all’interno di questa sorprendente malattia, è doveroso. Quando si cerca di far ragionare un anziano disorientato molto spesso si ottiene un effetto negativo e ciò innesca una serie di reazioni difficilmente sostenibili.
Se alcuni operatori mi raccontano disperati che la sig.ra G. continua a far disordine nel suo armadio in reparto, e questo effettivamente complica il lavoro a tutti, io provo a dir loro se non è che forse è affaccendata! E che, cosa di gran lunga più importante, il suo affaccendamento non va solo rispettato ma addirittura capito profondamente e infine apprezzato. La sig.ra G. mantiene il suo equilibrio interiore sistemando la biancheria continuamente, facendo ciò che probabilmente ha fatto una vita intera. Quelle maglie e quelle calze sono tutto.
Se il quadro lo guardiamo da questa parte è tutta un’altra cosa.
Di recente mi è capitato un episodio che mi ha dato l’idea della differenza rispetto a come lavoravo fino a un po’ di tempo fa.
Una anziana signora, uscendo dal reparto, discuteva animatamente con una assistente perché la accusava di non averla portata a messa. La signorina, più che gentile, cercava in tutti i modi di convincerla del fatto che la messa non era ancora iniziata. Questa infatti era la verità. Ma per la signora disorientata le cose non stavano affatto così. Nella sua mente tutti la volevano imbrogliare, nessuno si prendeva a cuore la sua situazione e la trattavano male, le facevano dei dispetti, come ad esempio non chiamarla quando era ora di andare a messa!
Il bisogno della signora non era tanto quello di andare a messa (anche) quanto quello di essere presa in considerazione, ascoltata e convalidata perché aveva tanto da dire.
Solo così possiamo esserle d’aiuto. E solo così il suo disturbo diminuisce, anche se poi si ripresenterà.
Col tempo e guadagnandoci la sua fiducia si verificheranno dei piccoli cambiamenti.
|