GLI ANZIANI DISORIENTATI
Il Metodo Validation riduce lo stress del paziente, la necessità di contenzione fisica e chimica, migliora la comunicazione verbale e non verbale, migliora il benessere fisico, aumenta la stima di se, fa sentire il valore della vita vissuta.
Ma soprattutto aiuta l’anziano confuso a conservare fino alla fine la sua dignità.
I biasimatori, gli accusatori, quelli a cui rubano tutto, quelli che non sono più nel “qui e ora”…
Fino alla fine esprimono qualcosa, intrappolati nel loro mondo immaginario. Il contatto con la realtà non è più possibile, l’anziano "vede con gli occhi della mente, sente i suoni del passato” (N.Feil). Possiamo, dobbiamo fare noi il passo per raggiungerli, empaticamente, affinché le emozioni che traboccano incontrollate vengano almeno accolte. Solo così potranno diminuire di intensità (Jung). Chiedere a queste persone di allinearsi alle regole sociali, di comportarsi bene, significa perdere ogni possibilità di contatto. Continuare a spiegar loro dove si trovano, significa irritarli. Entrare nel loro mondo invece, partecipare con trasporto ai deliri, prenderli per veri (perché nella loro mente accadono davvero) pur rimanendo autentici, credere alla sofferenza senza finzioni e legittimarla, non solo facilita la quotidianità, ma genera nuove prospettive. Quante volte ci è capitato di esclamare, di fronte ad un anziano che piange e si lamenta, “Su, su non faccia così“, convinti di dire la cosa giusta! Con l’anziano disorientato (e forse riflettendo bene con tutti noi) meglio sarebbe chiedere cosa c’è che non va, evitare di soffocare ciò che ha bisogno di emergere. Dimostrare interesse e comprensione, ascoltare e accogliere, crea un canale di comunicazione nuovo e sorprendente. Ciò che può sembrare assurdo secondo il nostro pensiero logico, può addirittura essere apprezzato se visto con gli occhi dell’altro. Possiamo immaginare di girare un quadro sulla parete, tollerare inizialmente la visione capovolta, per arrivare a notare ed apprezzare cose che mai avremmo visto quando il quadro era diritto.
Negli anni in cui si formava Naomi Feil si cominciava a parlare del concetto rogersiano di centralità della persona. Anni dopo Tom Kitwood riprenderà questo principio sostenendo che la demenza è il risultato di una complessa interazione tra la personalità, la biografia, la salute fisica, l’ambiente psico-sociale e il danno neurologico di quella specifica persona: unica e irripetibile.
“Mi fa male il cervello!”
“Quando vedo lei vedo il sole!”
“Non c’è più niente, non sono più niente!”
Queste sono solo alcune delle mille frasi che mi porto dentro. Ciò che non può essere percepito dal lettore (peccato!) è lo sguardo di quelle persone, il loro tono, gli abbracci…
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